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Dossier a cura di Carlo CHIURCO, Francesca MARIN, Federico ZILIO, Fondazione Lanza
Il primo numero del 2024 della rivista Etica per le professioni prende spunto dall’evento Tra medicalizzazione e biodiritto: quale futuro per la bioetica? tenutosi il 2 maggio 2023 presso l’Università di Verona, organizzato dal Centro Ethos della stessa Università e dal Centro di etica fondamentale e applicata dell’Università di Padova.
A partire dal titolo del presente numero, possiamo chiederci anzitutto se le sfide poste alla bioetica non siano anche collegate ad un contesto di crisi della bioetica come l’abbiamo conosciuta in questi decenni. Da un lato ritroviamo questo elemento nell’approfondimento di Giovanni Bonadonna, L’umanizzazione delle cure ha fallito?, che si pone in una prospettiva critica e apre anche alcuni scenari per il futuro della bioetica. Non si possono tacere i fattori, sia intrinseci alla medicina come estrinseci, che hanno modificato il sistema-salute mettendo in crisi l’umanizzazione delle cure, ma ciò permette anche di aprire scenari critico-propositivi sul futuro della bioetica in un certo senso nel ritorno alle origini/matrici dello stesso sapere bioetico. Dall’altro l’intervento di Francesca Marin, L’apporto della bioetica nei contesti sanitari: visioni ambigue sul ruolo dei comitati etici, va ad individuare un utilizzo della terminologia “comitati etici” e un utilizzo degli stessi, specie in rapporto al suicidio medicalmente assistito, che mettono in crisi le tradizionali prerogative dei luoghi di deliberazione etica, centrali nel radicamento della bioetica a livello istituzionale e sanitario. L’autrice sottolinea “come nel nostro Paese il ruolo e le funzioni dei comitati etici appaiano particolarmente sfumati e poco chiari”. Se i comitati sono poco riconosciuti non è nemmeno chiaramente interpretabile il compito assegnato a questi luoghi, ingenerando nella stessa opinione pubblica visioni ambivalenti. Le sfide alla bioetica o della bioetica rappresentano quindi dinamiche in cui intercettare una parte della crisi della bioetica stessa per poterne definire sentieri di ricostruzione. In chiave introduttiva questo è fondamentale per non incorrere nel limite di cogliere i vari interventi come separati gli uni dagli altri mentre sono passaggi collegati. Porre a tema alcune sfide fondamentali e anche alcuni snodi critici che non possono essere taciuti, nominando esplicitamente la crisi della bioetica, significa dunque decifrare le difficoltà attuali della bioetica per coglierne una ripartenza in chiave integrativa e critico-propositiva.
A partire da questa indicazione sulla crisi e il futuro della bioetica, i saggi con cui si apre il percorso permettono di chiarire ulteriormente le direzioni fondamentali. Nella biomedicalizzaizone dell’esistenza, cui è dedicato il contributo di Antonio Maturo, La biomedicalizzazione della vita: cenni introduttivi, una risposta etica non può non essere presente: se i tratti della biomedicalizzazione dell’esistenza nell’analisi contemporaneo-novecentesca sono stati letti soprattutto a partire dall’impatto biocratico sulle vite, le frontiere attuali – economia del complesso medico-finanziario, tecno-scientificizzazione, focalizzazione sul rischio, trasformazioni della conoscenza biomedica, trasformazioni di corpi e identità – radicalizzando tale prospettiva chiamano in causa una risposta etica. Claudia Navarini dal canto suo mette in luce il nesso originario e circolare in bioetica tra dimensione fondativa e pratico-applicativa nel passaggio dal principialismo all’etica delle virtù. In questo quadro l’evoluzione anche critica della bioetica consente uno sguardo di tipo metabioetico e fondativo a partire dal contesto pratico-applicativo, ma senza ridursi ad un approccio meramente descrittivo.
Gli altri approfondimenti del numero sono una concretizzazione di questi scenari che si possono aprire nella riapertura attualizzata del discorso bioetico, per esempio entro il tema classico dell’autonomia, riletto da Federico Zilio, Ripensare l’autonomia in bioetica. Il contributo delle scienze cognitive e della fenomenologia, in modo originale attraverso le chiavi fenomenologiche-neuroscientifiche, mettendo in luce come l’autonomia “isolata” nel processo decisionale finisca per essere autocontraddittoria rispetto ai suoi obiettivi, che sono quelli di poter decidere in modo consapevole e appunto relazionale. Tale approccio consente di rileggere un tema classico in modo generativo all’interno dei contesti di cura attuali, ampiamente intesi. Un’altra rifrazione decisiva, a livello di frontiera, è quella che riguarda l’intelligenza artificiale, come sguardo del professionista medico, Orazio Michele Codella, Il futuro della professione medica alla luce dell’intelligenza artificiale, e come analisi delle ricadute giuridico-legali della stessa, Mirko Faccioli, L’uso dell’intelligenza artificiale in medicina e la responsabilità civile dei medici e delle strutture sanitarie. Se è alto il rischio di leggere questo scenario in modo indeterminato, come una “notte in cui tutti i dati sono neri”, entrare nell’utilizzo di queste tecnologie e nei possibili pericoli consente di decifrarne alcuni significati profondi e cogliere evoluzioni fondamentali, per esempio nella direzione di problemi di privacy ma anche nell’ausilio del sollevare i sanitari rispetto a incombenze burocratiche, nel pericolo di bias nella definizione degli algoritmi ma anche ottimizzando con ampio uso di dati la medicina di precisione. Tale rivoluzione implica un profondo ripensamento della professione medica fin dal momento formativo, evitando che anche l’elemento giuridico-economico del rischio finisca per aumentare il ricorso alla medicina difensiva con una parallela liquidazione della bioetica in nome della biogiuridica.
Guardando al futuro della bioetica, tra crisi e ripresa delle origini, un’indicazione interessante conclusivamente arriva dall’approfondimento di Sara Patuzzo, Identità e utilità della bioetica. Uno spazio da delineare tra teoria e prassi. Se appare difficile oggi parlare di un’identità chiara della bioetica, che anzi nella ricerca di tale identità ha consumato molte, troppe energie nei suoi primi cinquant’anni di vita, nel confronto tra bioetica empirica, a rischio di “positivismo bioetico” lasciato alle scienze sociali”, e bioetica normativa, con il rischio di una riconduzione dell’etico al giuridico, si apre lo spazio di una bioetica consultiva entro la cornice di un’utilità bioetica. In questo scenario la dimensione educativa del momento bioetico appare di sicuro interesse perché consente, nell’ottica per esempio attuale della bioetica traslazionale, di sfruttare le possibilità offerte dalla bioetica empirica senza essere schiacciati in una dimensione puramente descrittiva, recuperando il riferimento al fondativo e definendo in un quadro sapienziale una dimensione normativa non equivocabile con il giuridico. Se la bioetica nelle sue crisi ha messo in luce una fragilità epistemologica, gli scenari del futuro richiedono una prospettiva integrazionale di continua circolarità teorico-pratica.
- Editore
- Proget Edizioni
- Autore
- Autori Vari
- Anno Edizione
- 2024
- Dossier n°
- 1/2024
- A cura di
- Carlo CHIURCO, Francesca MARIN, Federico ZILIO
- ISSN
- 1591-7649

